lunedì 7 settembre 2026

Al GP di Monza 2026 il capolavoro di Antonelli "copre" il disastro Ferrari











Al GP di Monza 2026 vince Antonelli, dopo una gara incredibile piena di colpi di scena e sorpassi, ma soprattutto dopo una straordinaria rimonta del pilota italiano partito dall'ultima posizione a causa della penalizzazione per il cambio della power unit.

La vittoria di un italiano al GP d'Italia non accadeva dal 1966, quando vinse Ludovico Scarfiotti con la Ferrari. Non si tratta di un'accoppiata tutta patriottica, visto che il pilota ha vinto con una monoposto straniera, ma il tricolore mancava comunque sul gradino più alto del podio da tantissimi decenni. A differenza, invece, della scuderia di Maranello, la cui ultima vittoria a Monza è stata firmata dal monegasco Leclerc.

La gara è stata subito vivace, con Leclerc che ha costretto il compagno di squadra Hamilton a mettere le ruote sulla ghiaia, facendogli perdere 3-4 posizioni. Il giro seguente, appena dopo essersi fatto superare da 3 piloti nell'arco di un paio di rettilinei, Leclerc ha perso l'auto (in particolare il posteriore), andando fuori pista e impattando contro le protezioni a una velocità di 250 km/h, distruggendo letteralmente la monoposto.

Con l'incidente di Leclerc si è fermato tutto: bandiera rossa. I commissari sono stati costretti a riparare le barriere e la gara è stata interrotta, con i piloti rientrati ai box. Dopo circa mezz'ora si è ripartiti con una nuova procedura da fermo dalla griglia. Da qui è cominciata la grande rimonta di Antonelli: dopo essere risalito fino al 2° posto, è stato richiamato ai box per sfruttare l'opportunità di una Safety Car e sostituire le gomme gialle ormai deteriorate. Con le gomme nuove, Antonelli ha macinato tempi eccezionali giro dopo giro, riagganciando Russell — fino ad allora leader della corsa — e superandolo al termine di una cavalcata incredibile.


La questione Ferrari 

La questione in casa Ferrari è ormai arrivata a livelli incandescenti. La scuderia dovrebbe dare direttive e ordini chiari ai piloti affinché non accadano più episodi simili, non solo per evitare scontri diretti e contatti, ma anche per garantire serenità e chiarezza sui compiti da svolgere in ogni circuito.

Fino ad oggi la Ferrari si è dimostrata molto riluttante nell'imporre ordini di scuderia e, salvo rari casi in cui i due piloti si trovavano su strategie diverse, non sono mai state imposte decisioni su chi dovesse lasciare il passo.

Questa settimana ci sarà subito un altro Gran Premio, quindi ci sarà pochissimo tempo per appianare gli screzi, rialzare il morale e rivedere i tatticismi.

La verità è che la Ferrari avrebbe dovuto puntare sin da subito su Hamilton nel momento in cui Antonelli cominciava a diventare irraggiungibile. Non perché Hamilton avesse reali possibilità di vincere il mondiale — dato che la monoposto Ferrari è nettamente inferiore alla Mercedes — ma per raccogliere punti fondamentali nella lotta del Campionato Costruttori.


La surreale narrativa della TV italiana

I Gran Premi vengono trasmessi in diretta dalla TV privata Sky Italia e solo in differita su TV8 (del digitale terrestre, anch'essa di proprietà di Sky). A differenza di quanto avviene in altri Paesi con i broadcaster pubblici, la diretta della Formula 1 non è più trasmessa dalla TV di Stato come un tempo, salvo pochissimi appuntamenti (3-4 a stagione).

I telecronisti di Sky Italia hanno sempre difeso Leclerc, anche nei momenti più bui, descrivendolo come un ragazzo modello e un piccolo campione innamorato della Ferrari. Con il disastro al Gran Premio d'Italia, però, si è raggiunto il limite. Se non fosse stato per gli interventi di Nico Rosberg e Matteo Bobbi, i due telecronisti principali avrebbero continuato a difendere Leclerc, sostenendo magari che fosse stato solo sfortunato nell'aver colpito una canalina di scarico sul cordolo.

Io sono sempre stato un tifoso di Leclerc, ma arriva un momento in cui bisogna dare spazio a chi ha più competenza e lucidità d'analisi. Dall'inizio di quest'anno Hamilton sta dimostrando maggiore padronanza e questo probabilmente mette pressione a Leclerc, portandolo a commettere davvero troppi errori.

Il problema non riguarda solo i telecronisti, ma anche i numerosissimi tifosi che ancora osannano e difendono a spada tratta il pilota monegasco. Questa difesa ad oltranza risulta incomprensibile, considerato che Leclerc non ha ancora vinto un titolo mondiale con la Ferrari.

Sui social leggo purtroppo ancora tanti appassionati intenti a giustificarlo... una situazione surreale che rammarica ancor di più chi tiene davvero alla scuderia Ferrari anziché al tifo per un singolo pilota (peraltro non italiano).


L'emozione di Monza

Il Gran Premio di Monza è un evento unico, non solo per le caratteristiche del circuito (famose per le altissime velocità) e per la sua tradizione, ma anche perché è un autodromo ricco di pathos che richiama fiumi di appassionati. L'invasione di campo che riempie il rettilineo sotto il podio regala un fascino che pochissimi altri tracciati riescono a eguagliare: vedere decine di migliaia di tifosi sotto la premiazione è sempre un'emozione fortissima.

Ma non è stato solo il colpo d'occhio del pubblico o la storicità a fare la differenza. Questo Gran Premio ha offerto tantissimi sorpassi, poiché i lunghi rettilinei permettono di sfruttare al massimo la scia e l'energia della power unit. Non è un caso che Antonelli sia riuscito a rimontare dall'ultima alla prima posizione, così come non è un caso che piloti come Piastri ed Hamilton si siano scambiati la posizione decine di volte. È un aspetto da sottolineare, dato che ormai non tutti i tracciati garantiscono spettacoli simili: con l'abolizione del DRS servono infatti piste con rettilinei importanti per sfruttare il motore e la scia, altrimenti un propulsore meno potente non riesce a colmare il divario con il solo boost.


Il prossimo Gran Premio (Madring - Spagna)

Il prossimo appuntamento si terrà in Spagna. Se negli ultimi decenni la Nazione ha sempre ospitato una gara, la particolarità di quest'anno è rappresentata da un nuovo tracciato che si affianca al famoso circuito del Montmelò, ponendosi come un'assoluta novità per la Formula 1. Il Madring di Madrid, al debutto nel circus, è un tracciato ibrido semi-urbano di 5,4 km con 22 curve, caratterizzato da un mix di tratti veloci, staccate impegnative e sezioni lente.

Si tratta di una pista medio-veloce che richiede un carico aerodinamico medio-alto, oltre a una buona efficienza sul dritto. L'asfalto nuovo e inizialmente poco gommato renderà fondamentale l'evoluzione del fondo durante tutto il fine settimana. Usura e degrado degli pneumatici dovrebbero attestarsi su livelli medi, con particolare attenzione alla gestione delle coperture posteriori e alla trazione. Le barriere ravvicinate, le velocità elevate e le incognite di un tracciato inedito potrebbero favorire errori, l'ingresso della Safety Car e strategie imprevedibili.


Il possibile GP di San Marino a dicembre

A causa del protrarsi del conflitto in Medio Oriente, non si potranno recuperare due eventi previsti a inizio stagione: il Gran Premio del Bahrain e quello dell'Arabia Saudita.

Nell'eventualità in cui queste due gare venissero definitivamente annullate, è plausibile che la Federazione valuti l'inserimento di una tappa sostitutiva in Europa.

Molti sperano nel ritorno di un Gran Premio a San Marino (Imola), ma l'ostacolo principale è rappresentato dalle condizioni climatiche dell'entroterra romagnolo a dicembre: le basse temperature potrebbero creare criticità mai affrontate prima. Il freddo, infatti, penalizza enormemente l'aderenza delle gomme. Se il caldo estremo accentua il degrado ma favorisce l'impronta a terra nel ciclo di vita dello pneumatico, le basse temperature mettono a serio rischio il grip della monoposto.

Vedremo come si evolverà la gestione del calendario. Il presidente della Formula 1, Stefano Domenicali, ha lasciato la porta aperta a questa eventualità, anche se le probabilità reali rimangono comunque ridotte.

Juve ha il gatt[i] nel sacco











Il Milan si barrica, chiuso nel suo fortino,
la Juve spinge forte, ma trova un muro vicino.
Un tiro, un gol: che scherzo del destino,
una fortuna sfacciata, un colpo assassino.

Ma la Juve non molla, continua l’assalto,
fino all’ultimo respiro, sempre più in alto.
E il mister dalla panchina cambia l’assetto,
manda dentro Gatti: di testa è un perfetto!

Gatti corre, ringhia, sembra quasi un felino,
salta più di tutti e la mette nel cammino.
A tratti è proprio un gatto, agile e matto,
e quando arriva in area… il gol è già fatto!

E allora, caro Amorin, ascolta questo fatto:
non dire “gatto” se non ce l’hai nel sacco!
Perché stavolta il gatto non l’hai mica tenuto,
Gatti è uscito dal sacco… e il pareggio l’ha trovato!

domenica 6 settembre 2026

Il ragazzo che riscrisse Monza









A Monza dormivano i tricolori,
coperti di polvere e di silenzio,
ragnatele tese tra le vecchie bandiere,
come ricordi di un tempo ormai lontano,
quando mani italiane stringevano il volante
e il rombo di un motore sapeva ancora di vittoria.

Per anni l’Autodromo ha custodito la memoria,
aspettando che qualcuno tornasse
a scrivere il proprio nome sull’asfalto.
E quando sembrava che il tempo avesse spento
ogni speranza,
la storia ha deciso di ricominciare.

Dall’ultimo posto,
quando davanti c’era soltanto la fuga degli altri,
un ragazzo ha cominciato la sua rincorsa.
Giro dopo giro, curva dopo curva,
ha trasformato la distanza in coraggio,
il destino in velocità,
l’impossibile in una bandiera a scacchi.

Antonelli, giovane figlio della terra italiana,
ha rimesso in moto una memoria dimenticata:
quella di un pilota di casa
capace di far tremare Monza
e di restituire al tricolore
il posto che gli spettava.
E ora guardano tutti,
anche le scuderie più medagliate,
perché dietro quel volto ancora giovane
si intravede qualcosa che fa paura:
una promessa capace di diventare leggenda.

E forse, nel silenzio di Maranello,
c’è già chi teme il giorno
in cui quel ragazzo potrebbe non vestirsi mai di rosso,
non varcare mai i cancelli del Cavallino,
non entrare mai in quel box
che da troppo tempo aspetta
di tornare a chiamarsi vincente.

Perché il timore, stavolta,
non è che Antonelli possa diventare grande altrove.
È che possa diventare grandissimo
senza mai passare da Maranello.

E allora il tempo stringe,
perché le promesse più luminose
non aspettano per sempre.
E un talento così,
quando comincia a riscrivere la storia,
potrebbe finire per scegliere
da solo dove scrivere il prossimo capitolo.




sabato 29 agosto 2026

📒 29 agosto '26 [Diario]: ... la nuova stagione ...

Quando penso ad agosto, penso a molte cose.

Certo, all’estate, ma anche a Ferragosto, alla fine delle vacanze, forse alla fine dell’estate meteorologica e, a volte, persino all’inizio di una nuova stagione.

Quand’ero ragazzo, la nuova stagione poteva significare quella calcistica, ma anche quella dell’anno scolastico, sebbene fosse consuetudine chiamarlo semplicemente “anno”.

Come spesso accade, la prospettiva di un inizio porta con sé speranze e auspici, ma, rispetto all’anno nuovo, non ci sono festeggiamenti sfarzosi: soltanto il rumore delle auto che, pian piano, tornano a formare il traffico delle città e il silenzio che, man mano, aumenta sulle spiagge.

🍀 Striscia Peanuts 29 ago '26 - imparare significa anche ricordare

 


Se non si ricordano le cose, spesso non le si imparano neanche. Ma le attività quotidiane, il più delle volte, vengono svolte inconsciamente, senza pensarci...

🎵 Alfa e Gigi D'Alessio - Genova e Napoli

 Quando penso ad agosto, penso a molte cose.

Certo, all’estate, ma anche a Ferragosto, alla fine delle vacanze, forse alla fine dell’estate meteorologica e, a volte, persino all’inizio di una nuova stagione.

Quand’ero ragazzo, la nuova stagione poteva significare quella calcistica, ma anche quella dell’anno scolastico, sebbene fosse consuetudine chiamarlo semplicemente “anno”.

Come spesso accade, la prospettiva di un inizio porta con sé speranze e auspici, ma, rispetto all’anno nuovo, non ci sono festeggiamenti sfarzosi: soltanto il rumore delle auto che, pian piano, tornano a formare il traffico delle città e il silenzio che, man mano, aumenta sulle spiagge.

martedì 30 giugno 2026

Il crepuscolo del nord

 

un disegno fatto con l'AI attinente ad una massima (aforisma) di alcuni miei scritti sparsi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un aforisma di un libro Work in Progress 

 

"Il crepuscolo che dura anche dopo la mezzanotte nei paesi nordici è sempre qualcosa di affascinante... Per noi è straordinario, ma per i nativi è sicuramente qualcosa di naturale e inconscio. Ho provato a delineare un risvolto caratteriale tra gli abitanti del nord e quelli del sud proprio in base a questo, e penso che i nordici riescano a vivere, malgrado tutto, pensando che un giorno d'estate sia troppo lungo per non poter vivere almeno un momento di spensieratezza, e che un giorno d'inverno sia troppo breve per affannarsi a trovare un momento propizio. In sostanza, questo abisso nel percepire il tempo li porta a svolgere una vita fin troppo precisa rispetto a quella che può vivere un abitante appena sopra i tropici."

L’Apocalisse del Venezuela: Il dramma del sisma di Yaracuy tra miracoli, geopolitica dell'aiuto e la svolta tecnologica

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 24 giugno 2026 rimarrà impresso nella storia del Venezuela come il giorno in cui la terra ha tremato con una violenza inaudita, squarciando un Paese già profondamente stremato da anni di crisi economica e sociale. Due scosse consecutive, violentissime, di magnitudo 7.2 e 7.5 della scala Richter, hanno avuto come epicentro la zona di El Guayabo, nei pressi di San Felipe, nello stato di Yaracuy. Si tratta dei sismi più forti che abbiano colpito la nazione in oltre un secolo.

Ad oggi, il bilancio ufficiale parla di oltre 1.700 morti, ma la vera cifra della catastrofe è racchiusa in un numero spaventoso: gli oltre 50.000 dispersi. Una statistica che fa temere un bilancio finale di vittime immenso, mentre la NASA stima che gli edifici distrutti o gravemente danneggiati siano quasi 60.000.

 

Il dramma umanitario e il simbolo di Los Silos

Il Venezuela colpito dal sisma è una nazione strutturalmente fragile. Per comprendere la drammaticità e la precarietà dei soccorsi basta guardare a quanto sta accadendo nello stato di La Guaira, una delle aree più martoriate.

A Los Silos, un ex deposito di grano alto 35 metri è stato tragicamente riconvertito in un obitorio temporaneo. Al suo interno sono state ammassate centinaia di bare; fuori, in una scena straziante e priva di alternative, si accalcano le famiglie nel disperato tentativo di riconoscere i propri cari tra i corpi recuperati.

Nonostante siano passati sei giorni dal disastro, nelle ultime ore si assiste ancora a piccoli miracoli: i soccorritori continuano a estrarre persone vive dalle macerie. Ma il tempo stringe e l'orologio gioca contro i sopravvissuti. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha già lanciato l'allarme: il rischio di epidemie tra la popolazione sfollata e priva di acqua potabile è altissimo. A peggiorare la situazione, nelle ultime ore sono sorti forti malumori in molte comunità venezuelane, dove si denuncia un accesso fortemente limitato e iniquo agli aiuti umanitari.

 

Geopolitica del soccorso: L'ombra degli USA e il fantasma del 1999

Il terremoto si inserisce in un contesto politico già incandescente. Dopo il sequestro del presidente venezuelano da parte degli Stati Uniti a gennaio di quest'anno, Washington – che ha da tempo messo le mani sul petrolio e sugli investimenti nel Paese – si è subito candidata come uno dei principali "paesi benefattori" per la ricostruzione.

La vicepresidente Delcy Rodríguez ha espresso profonda gratitudine verso gli Stati Uniti per «questo gesto di amicizia e cooperazione». Tuttavia, l'intervento americano ha sollevato forti allarmi internazionali: il timore è che gli aiuti si traducano in un maggiore controllo politico e in uno strumento di legittimazione della tutela imperiale di Washington sul territorio venezuelano.

Il pensiero di molti analisti corre inevitabilmente al 1999, quando una serie di catastrofiche frane nello stato di Vargas provocò migliaia di morti. In quel frangente, l'allora presidente Hugo Chávez rifiutò categoricamente una parte degli aiuti offerti dagli USA, proprio per evitare l'ingerenza e la presenza di militari statunitensi sul suolo nazionale. Oggi, la storia sembra invertire la rotta, ma i dubbi sulla reale disinteressatezza degli aiuti rimangono identici.

 

Perchè si muore ancora: Il problema dell'edilizia in Venezuela

Il Venezuela è un Paese a rischio sismico medio-alto, sebbene non ai livelli estremi di Giappone, Cile, Messico, Turchia o Indonesia. Il vero problema non è l'assenza di norme antisismiche sulla carta, ma la loro mancata applicazione, causata da una tempesta perfetta di fattori:

  • Crisi economica: La depressione finanziaria degli ultimi anni ha azzerato gli investimenti pubblici e privati nelle costruzioni sicure e nella manutenzione degli edifici.

  • Edilizia informale: Nelle periferie delle grandi città, in particolare a Caracas, intere baraccopoli e quartieri sono sorti senza alcun progetto ingegneristico, totalmente al di fuori degli standard di sicurezza.

  • Controlli limitati: Le verifiche statali durante la costruzione sono insufficienti o inesistenti, specie nell'edilizia privata e informale.

  • Patrimonio edilizio obsoleto: Moltissimi complessi urbani risalgono a decenni fa e non sono mai stati sottoposti a interventi di adeguamento sismico.

     

La tecnologia che salva la vita

In mezzo a tanta distruzione, una nota di speranza e di incredibile innovazione arriva dalla tecnologia mobile. Il Venezuela non dispone di un sistema nazionale di allerta precoce dei terremoti (EEW), ma i cittadini hanno potuto fare affidamento sul sistema Android Earthquake Alerts di Google.

Questa tecnologia si basa sul crowdsourcing: utilizza gli accelerometri presenti all'interno di miliardi di smartphone come mini-sismografi. Quando migliaia di telefoni in una zona rilevano contemporaneamente la vibrazione d'onda primaria (l'onda P, più veloce ma meno distruttiva), il sistema calcola istantaneamente l'epicentro e invia una notifica push immediata agli utenti nelle aree circostanti prima che arrivi l'onda secondaria S (quella che fa crollare gli edifici). Dal suo lancio nel 2020, il sistema è passato dall'allertare 250 milioni di persone a oltre 2,5 miliardi oggi, coprendo circa 60 terremoti al mese nel mondo.

È una tecnologia che in Italia non è ancora attiva, nonostante il nostro Paese sia inserito dall'USGS (l'Istituto Geologico Statunitense) tra le nazioni dotate di sistemi di allerta precoce istituzionali (come la rete sperimentale in fase di studio o i sistemi di protezione civile).

Le testimonianze dal Venezuela dimostrano che pochi secondi fanno la differenza tra la vita e la morte. Pericles Sanchez, uno scrittore di 39 anni residente a Caracas, ha raccontato ai media internazionali di aver ricevuto l'allarme sul suo telefono Android pochi minuti prima che l'onda d'urto investisse la sua casa:

"Siamo riusciti a correre fuori in tempo. Abbiamo iniziato a sentire il terremoto solo quando eravamo già in strada."

Mentre la sua casa è rimasta intatta, per migliaia di altri venezuelani non è andata così. Il Venezuela oggi scava tra le macerie, diviso tra il dolore dei sopravvissuti e le trame della geopolitica internazionale.