martedì 12 maggio 2026

📅 12-05-'26: Giornata Internazionale dell’Infermiera

 


La Giornata Internazionale dell’Infermiera: il valore silenzioso di chi si prende cura degli altri

Ogni anno, il 12 maggio, si celebra la Giornata Internazionale dell’Infermiera, una ricorrenza dedicata a tutte quelle persone che ogni giorno lavorano accanto ai pazienti nei momenti più difficili della loro vita. La data non è casuale: coincide infatti con la nascita di Florence Nightingale, considerata la fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna.

Quella dell’infermiere è una professione spesso raccontata solo attraverso l’emergenza, gli ospedali affollati o le situazioni critiche. In realtà il loro lavoro è molto più ampio e complesso. Gli infermieri rappresentano un punto di riferimento umano oltre che sanitario: assistono i pazienti, li accompagnano nei percorsi di cura, ascoltano le paure delle famiglie e affrontano quotidianamente situazioni di forte pressione psicologica ed emotiva.

Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, il ruolo degli infermieri è diventato ancora più evidente agli occhi della società. Molti hanno lavorato per mesi senza pause reali, spesso in condizioni difficili, dimostrando quanto il sistema sanitario dipenda dal loro impegno e dalla loro professionalità. Eppure, nonostante questo, il settore continua a confrontarsi con problemi importanti: carenza di personale, turni pesanti, stress e difficoltà nel garantire un equilibrio tra vita privata e lavoro.

La Giornata Internazionale dell’Infermiera non dovrebbe essere soltanto una celebrazione simbolica, ma anche un momento di riflessione sul valore della cura e dell’assistenza nella società moderna. Dietro ogni terapia, ogni reparto ospedaliero e ogni intervento sanitario c’è infatti il lavoro quotidiano di migliaia di professionisti che spesso operano lontano dai riflettori.

In un’epoca in cui tutto sembra correre velocemente, la figura dell’infermiere continua a ricordare l’importanza dell’attenzione verso gli altri, dell’ascolto e della presenza umana. Ed è forse proprio questo l’aspetto più importante del loro lavoro: non solo curare, ma riuscire a dare conforto e dignità alle persone nei momenti più fragili della loro vita.

lunedì 11 maggio 2026

La salute mentale di oggi

 

anlisi della salute mentale di oggi attraverso un disegno di tjeerdroyaards
disegno di tjeerdroyaards

 

Nell’illustrazione di Tjeerd Royaards le persone camminano curve, quasi svuotate. Sul collo portano creature enormi, simili a fantasmi pesanti e deformi, che sembrano nutrirsi direttamente dalla loro mente attraverso una cannuccia. È un’immagine disturbante, ma incredibilmente efficace nel rappresentare la condizione mentale contemporanea.

Tra queste figure ce n’è una che avanza fissando lo smartphone, isolata dal mondo reale pur essendo immersa nella folla. Un’altra è seduta su una panchina a leggere un giornale pieno di guerre, crisi economiche, instabilità e paure collettive. Nessuno appare davvero libero: tutti sembrano trascinarsi sotto il peso invisibile di qualcosa che consuma energia mentale, attenzione e serenità.

L’opera suggerisce una riflessione importante sul modo in cui i grandi eventi globali entrano nella vita quotidiana delle persone. Notizie continue, conflitti, emergenze economiche, tensioni sociali e flussi infiniti di informazioni finiscono per creare una pressione psicologica costante. Anche quando non ce ne accorgiamo, queste dinamiche influenzano il nostro umore, il modo di vedere il futuro e persino il modo di relazionarci con gli altri.

La sensazione è quella di vivere dentro un sistema che alimenta continuamente ansia, distrazione e senso di impotenza. I media, i social network e il bombardamento informativo possono trasformarsi in strumenti che modellano il subconscio collettivo: paure, desideri e comportamenti sembrano spesso guidati più dalla reazione emotiva che da una riflessione lucida. Le persone finiscono così per muoversi nella società quasi automaticamente, condizionate da meccanismi invisibili ma profondamente radicati.

L’immagine non va necessariamente letta come una teoria assoluta o una verità definitiva, ma come una critica simbolica al clima mentale del nostro tempo. Royaards sembra voler mostrare una società stanca, mentalmente sovraccarica, dove l’attenzione umana diventa una risorsa da assorbire e consumare. Ed è forse proprio questo il punto più inquietante dell’opera: i “fantasmi” non sono visibili nella realtà, ma i loro effetti lo sono eccome.

🍀 Striscia dei Peanuts 11-05-'26: il cielo stellato sopra di me...

 

striscia dei peanuts dove snoopy dice che woodstock gli ha detto di avere un bel cielo sopra di se

 

Nella vignetta dei Peanuts, Woodstock osserva che Snoopy “ha un bel cielo sopra di sé”. È una battuta semplice ma profonda: mentre Snoopy dorme tranquillo sul tetto della cuccia, Woodstock ricorda che anche nei momenti più ordinari esiste qualcosa di bello da guardare. Schulz usa spesso scene quotidiane per suggerire un’idea di serenità e gratitudine: alzare gli occhi, fermarsi un attimo e accorgersi del cielo sopra di noi.

mercoledì 29 aprile 2026

📷 PHOTO: San Martino in Pensilis [aprile 2026]

Durante il giorno difesta della liberazoine, 25 aprile 2026, ho visitato insieme alla mia famiglia alcuni posti del basso Molise, tra cui San Martino in Pensilis


San Martino in Pensilis è un piccolo borgo del Molise che conserva ancora oggi un forte legame con le sue tradizioni e con il ritmo autentico della vita di paese. Situato tra dolci colline e paesaggi agricoli, offre scorci semplici ma suggestivi, dove il tempo sembra scorrere più lentamente.

Il centro storico si sviluppa tra vicoli silenziosi, case in pietra e piazzette che raccontano una storia fatta di comunità e radici profonde. Uno degli elementi più caratteristici del paese è la sua tradizione culturale e religiosa, tra cui spiccano eventi storici molto sentiti dagli abitanti, come per esempio la carrese, che ogni anno richiamano anche visitatori dai dintorni.


foto del palazzo comune del paese di San Martino in Pensilis (Campobasso) nella regione del molise - aprile 2026
palazzo comunale di San Martino in Pensilis con il monumento dei caduti



primo piano del monumento ai caduti

La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo è uno dei principali luoghi di riferimento religioso e storico di San Martino in Pensilis, e rappresenta un punto centrale nella vita spirituale e culturale del paese.

L’edificio si distingue per la sua presenza imponente ma armoniosa, inserita nel contesto del centro storico. La facciata, sobria ed elegante, riflette lo stile tipico delle chiese molisane, mentre l’interno custodisce un’atmosfera raccolta e silenziosa, arricchita da altari, decorazioni e opere sacre che testimoniano la devozione della comunità nel corso dei secoli.

La chiesa è dedicata ai Santi Pietro e Paolo, figure fondamentali del cristianesimo, e nel tempo è diventata non solo un luogo di culto, ma anche un simbolo identitario per gli abitanti del paese, legato alle principali celebrazioni religiose e ai momenti più sentiti della tradizione locale.

Visitandola si percepisce subito il legame profondo tra fede, storia e comunità, in un contesto semplice ma ricco di significato, perfettamente integrato nell’anima autentica del borgo.


facciata frontale della chiesa di San Pietro e Paolo


interno della chiesa di San Pietro e Paolo

Ad aprile, le campagne che circondano San Martino in Pensilis si aprono in un paesaggio morbido e luminoso, dove il verde fresco delle coltivazioni appena rinvigorite dalla primavera domina ogni collinetta e ogni avvallamento.

I campi appaiono distesi come un tappeto vivo, punteggiato qua e là da alberi, strade sterrate e poderi rurali che raccontano una terra ancora profondamente legata ai ritmi agricoli. L’aria è limpida, e il paesaggio sembra respirare con calma, tra luce chiara e cieli ampi che amplificano la sensazione di spazio.

Dai punti più alti del paese, lo sguardo si apre fino all’orizzonte, dove, nelle giornate più terse, si riesce a scorgere anche il mare in lontananza. È una presenza discreta ma suggestiva: una linea azzurra che completa la scena, quasi a ricordare quanto questo territorio sia sospeso tra collina e costa, tra terra e infinito.

In questo periodo dell’anno tutto appare più vivo: il contrasto tra il verde intenso delle campagne e il blu tenue del mare lontano crea un equilibrio naturale che rende il paesaggio semplice ma profondamente armonioso, ideale da osservare in silenzio o da raccontare attraverso uno scatto.

 

vista della costa dal paese di San Martino

bel vedere di San Martino con la panchina gigante

La Carrese è l’evento più importante e identitario di San Martino in Pensilis, una tradizione antichissima che unisce fede, competizione e spirito di comunità in un’unica, spettacolare giornata.

Si svolge ogni anno il 30 aprile, in occasione della festa dei Santi San Pietro e San Paolo, patroni del paese. La manifestazione consiste in una corsa di carri trainati da buoi lungo un percorso che attraversa le campagne e arriva fino al centro abitato, tra polvere, velocità e grande partecipazione popolare.

I carri appartengono a diverse “contrade”, ognuna con i propri colori, simboli e sostenitori. Durante la gara, i buoi vengono guidati con grande abilità dai carristi, mentre la folla segue con entusiasmo, creando un’atmosfera intensa e coinvolgente. Non si tratta solo di una competizione: è un rito collettivo che affonda le sue radici nel passato agricolo del territorio, quando il lavoro nei campi e il rapporto con gli animali erano parte essenziale della vita quotidiana.

La Carrese è anche un momento di forte identità e appartenenza. Le famiglie e i gruppi si tramandano questa tradizione di generazione in generazione, mantenendo vivi gesti, regole e significati che vanno oltre la semplice corsa.

Tra devozione religiosa e spirito agonistico, questa manifestazione rappresenta l’anima più autentica del paese: un evento capace di raccontare, in poche ore, la storia, la cultura e il carattere di un’intera comunità.

manifesto della Carrese posto su un palazzo del centro storico

poesia sulla Carrese


 

 



lunedì 20 aprile 2026

Un lago di misteri (e veleni)

immagine a disegno creata con l'AI per rappresentare un paese di campagna che domina il paesaggio di colline con paleoliche e lago
immagine di "Un lago di Misteri (e veleni)" by G.R.

 

Sulla collina la rocca si erge altera,
sovrasta valle e lago in quiete mistica,
luoghi di meditazione, sospesi nel nulla,
dove l'anima si perde in silenzi antichi.

Ma guai a chi fissa quel bagliore ingannevole,
luce riflessa da acque spartite e senza fine,
confini svaniti in un gorgo di specchi letali,
imbottigliati nel veleno di un eterno riflesso.

Paesaggi contaminati, ferite nel verde,
giganti pallidi ruotano col vento incessante,
pale voraci che divorano l'aria pura,
rubano il dolce sussurro della primavera morta.

Qui il mistico si fa trappola, il sereno veleno,
un lago che ipnotizza e non restituisce.

20 aprile 1770: James Cook avvista l'Australia...


Il 20 aprile 1770 è una data simbolica nella storia dell’Australia: segna infatti il momento in cui James Cook avvistò per la prima volta la costa orientale del continente durante il suo viaggio nel Pacifico. È un anniversario che spesso viene ricordato come l’inizio della “scoperta” moderna dell’Australia — anche se, a ben vedere, la realtà è più complessa.

Quando Cook salpò a bordo dell’HMS Endeavour, la missione aveva ufficialmente scopi scientifici, tra cui l’osservazione del transito di Venere. Ma, come accadeva spesso nel XVIII secolo, alla scienza si affiancava un obiettivo geopolitico ben preciso: esplorare nuovi territori e ampliare l’influenza britannica.

L’avvistamento della costa orientale nell’aprile del 1770 segnò un punto di svolta. Nei mesi successivi, Cook esplorò e mappò con grande precisione quella parte del continente, approdando in luoghi come Botany Bay e risalendo l’intero litorale. Il suo lavoro cartografico e le sue relazioni resero finalmente “leggibile” agli occhi europei una regione fino ad allora poco conosciuta.

Eppure, è fondamentale ampliare lo sguardo. L’Australia non era affatto una terra sconosciuta: le popolazioni aborigene abitavano il continente da decine di migliaia di anni, sviluppando culture, lingue e sistemi sociali complessi. Inoltre, già nel 1606 il navigatore olandese Willem Janszoon aveva raggiunto le coste australiane, segnando il primo contatto documentato tra europei e il continente.

Perché allora si parla così tanto di Cook? La risposta sta nelle conseguenze. A differenza delle precedenti esplorazioni, che rimasero episodi isolati, il viaggio di Cook ebbe un impatto politico e storico duraturo. Dopo aver rivendicato la costa orientale per la Gran Bretagna con il nome di Nuovo Galles del Sud, si aprì la strada a un processo che avrebbe cambiato radicalmente il destino del continente.

Nel 1788, con l’arrivo della Prima Flotta, ebbe inizio la colonizzazione britannica dell’Australia. Quello che iniziò come un insediamento penale si trasformò progressivamente in una presenza stabile e crescente, destinata a espandersi nel tempo. Questo processo, però, comportò conseguenze profonde e spesso drammatiche per le popolazioni indigene, tra cui perdita di terre, conflitti e trasformazioni culturali forzate.

Riflettere sull’anniversario del 20 aprile significa quindi andare oltre la semplice data. Non si tratta solo di ricordare un avvistamento, ma di comprendere come un evento apparentemente circoscritto abbia innescato dinamiche globali: esplorazione, colonizzazione, incontro — e scontro — tra civiltà diverse.

In definitiva, se è vero che l’Australia era già abitata da millenni e già raggiunta da europei nel Seicento, è altrettanto vero che la spedizione di James Cook rappresenta il momento in cui il continente entra pienamente nella storia moderna globale. Ed è proprio questa combinazione di fattori — scoperta, documentazione e conseguenze — a rendere il 20 aprile 1770 una data così significativa ancora oggi.

domenica 19 aprile 2026

Il giallo di Pietracatella (le donne uccise col veleno)


Ormai sono passate quasi tre settimane da quando è uscita la notizia dell’esito delle analisi del sangue delle due donne (madre e figlia di 15 anni) per le intossicazioni alimentari avvenute nel dicembre 2026 a Pietracatella, in provincia di Campobasso.

Nello specifico, il centro antiveleni ha rivelato la presenza nel sangue di entrambe della ricina, un potentissimo veleno che non ha antidoto, classificato tra i più letali al mondo. Bastano pochissimi milligrammi di questa sostanza per mandare in blocco tutti gli organi.

Così, quella che inizialmente sembrava una tragedia familiare dovuta a un’accidentale intossicazione alimentare si è rivelata un orrendo omicidio. Già, perché questo veleno non arriva per caso nelle case delle persone, né nei cibi delle nostre tavole. Anche volendo considerare la buona fede (o la sorte), è quasi impossibile che si sia trattato di un evento accidentale, come una contaminazione da alimenti o persino da prodotti cosmetici.

Lo shock della notizia è stato amplificato proprio dalla natura del veleno, estremamente tossico anche per chi è abituato a maneggiare sostanze pericolose. La soglia di sicurezza per inalazione è infatti ancora più bassa, e bastano quantità minime per compromettere le vie respiratorie, con conseguenze gravi, se non addirittura mortali.

Questo veleno veniva utilizzato soprattutto dai servizi segreti dei Paesi della vecchia Unione Sovietica. La peculiarità di quest’arma — che non lascia scampo — è quella di permettere a chi la usa di agire in modo nascosto e insospettabile, per poi avere il tempo di dileguarsi senza lasciare tracce.

In un paese piccolo come Pietracatella e, per di più, in una regione tranquilla come il Molise, risulta davvero surreale pensare che qualcuno abbia agito in maniera così precisa e pericolosa. Sebbene il marito e padre delle due vittime sia stato sindaco per due mandati, nonché tesoriere regionale del Partito Democratico, appare difficile immaginare che un uomo del genere possa aver suscitato rancori tali da portare a un gesto così estremo.

Ad ogni modo, questo veleno, sebbene pericolosissimo, può essere ottenuto anche in maniera “domestica”, anche se con rischi altissimi di contaminazione. La pianta del ricino — da cui si estraggono i semi che contengono la tossina — è infatti utilizzata anche come pianta ornamentale. Per questo motivo, la pista delle indagini si concentra al momento sull’ambito familiare. Gli inquirenti devono infatti ricostruire gli spostamenti e chiarire le relazioni all’interno della cerchia più stretta di parenti e amici.

I talk show televisivi e i quotidiani sono ormai pieni di notizie sulla vicenda, portando un minuscolo paese di campagna nell’occhio del ciclone. Molti cittadini hanno persino creato una pagina Facebook per ribellarsi alle accuse di un possibile omicidio, respingendo sospetti e ombre gettati su una comunità che non ha mai vissuto episodi di cronaca nera né altre forme di notorietà.

Per me, che sono nato e cresciuto in questa regione, è sicuramente un brutto colpo. Se davvero si tratta di un omicidio compiuto con un veleno senza antidoto, l’intera provincia — e forse la regione — rischia di essere travolta da sospetti e giudizi che possono avere ripercussioni a più livelli. La notizia ha suscitato sgomento e orrore in tutta Italia, catturando l’attenzione del pubblico e anche di chi si occupa di casi di cronaca nera sui social.

Purtroppo l’Italia è ricca di casi irrisolti o controversi, che continuano a sollevare dubbi anche dopo le sentenze. Una macchina mediatica che si alimenta delle incertezze e dei lati oscuri delle vicende. Il rischio è quello di trasformare ogni caso in un processo parallelo, dove i social diventano veicolo di accuse, dalle più plausibili alle più fantasiose.

Tornando al caso di Pietracatella, mi auguro sinceramente che si arrivi a una verità chiara e in tempi brevi, sia per il rispetto delle vittime sia per il decoro di una regione che vive spesso nell’anonimato e che rischia di essere ricordata solo per episodi tragici.

Il caso si preannuncia tutt’altro che semplice, e gli inquirenti dovranno essere molto attenti nel verificare ogni dettaglio e ogni possibile incongruenza nelle dichiarazioni, perché si presume che chi ha agito con questo veleno lo abbia fatto con estrema meticolosità, cercando di non lasciare alcuna traccia.

🎵 SOMBR - Potential [hit primavera '26] 📻

 

cover del single "Potential" con link youtube

 

Ho trovato questa canzone in radio quasi per caso... Artista  (Sombr) che non conoscevo anche perchè è relativamente giovane e soprattutto ha debuttato da meno di un anno. Il sound della canzone è molto particolare oltre che differente dalla stragrande parte della musica attuale. 

Potential è uscito il 17 april 2026 e parla del dolore che nasce quando una relazione finisce prima del tempo. Il testo è stato scritto direttamente dall'artista ed è il seguito diretto del singolo “Homewrecker”, inserendosi in un percorso artistico che continua ad esplorare l’intensità emotiva dell’esperienza giovanile. 

 

LYRIC

[Verse 1]
Every time we’d wake up
I got to see you with no makeup
Yeah, you hated how it looked off
But, baby, that’s just how you grew up

[Pre-Chorus]
There’ll be someone new for you, baby
I’m not worried ‘bout you, oh
I’ll be somewhere going crazy
I’ll be stuck on you (Woo)

[Chorus]
We had potential, makes me mental not havin’ you, oh
And it drives me crazy that my baby
Thinks we’re through so soon, yeah

[Refrain]
We had potential, it makes me mental
We had potential, it makes me mental
We had potеntial, it makes me mental
Wе had potential and now I’m mental

[Verse 2]
It was a difficult breakup
But I wrote some songs that got me famous
Sometimes I think about what it costs
You were the last one that I could trust

[Pre-Chorus]
There’ll be someone new for you, baby
I’m not worried ‘bout you, oh
I’ll be somewhere going crazy
I’ll be stuck on you

[Chorus]
We had potential, makes me mental not havin’ you, oh
And it drives me crazy that my baby
Thinks we’re through so soon, yeah

[Bridge]
And when I fall, I’m blamin’ you
That doesn’t make it your fault
But it still makes it true
I play alone in this game for two
You aren’t the final boss, but you still make me lose

[Chorus]
We had potential, makes me mental not havin’ you, oh
And it drives me crazy that my baby
Thinks we’re through so soon
We had potential (We had potential), makes me mental (It makes me mental)
Not havin’ you, oh (We had potential, it makes me mental)
And it drives me crazy that my baby
Thinks we’re through so soon
(We had potential, it makes me mental, it)

[Outro]
It drives me crazy that my baby
(We had potential, it makes me mental)
Drives me crazy, that, that my babe
(We had potential, it makes me mental)
We had potential, it makes me mental
We had potential, and now I’m mental
We


TESTO TRADOTTO

 [Strofa 1]
Ogni mattina al risveglio
Ti vedevo senza trucco
Odiavi come apparivi
Ma è semplicemente come sei cresciuta

[Pre-ritornello]
Troverai qualcun altro, lo so
Non mi preoccupo per te
Io sarò da qualche parte a impazzire
Ancora bloccato su di te

[Ritornello]
Avevamo qualcosa di speciale, mi fa stare male non averti
E mi fa impazzire che tu
Pensi già che sia finita
[Refrain]
Avevamo qualcosa di speciale, mi fa stare male
Avevamo qualcosa di speciale, mi fa stare male
Avevamo qualcosa di speciale, mi fa stare male
Avevamo qualcosa di speciale e ora sono a pezzi

[Strofa 2]
È stata una rottura difficile
Ma ho scritto canzoni che mi hanno reso famoso
A volte penso a quanto mi è costato
Eri l’ultima di cui mi potevo fidare

[Pre-ritornello]
Troverai qualcun altro, lo so
Non mi preoccupo per te
Io sarò da qualche parte a impazzire
Ancora bloccato su di te

[Ritornello]
Avevamo qualcosa di speciale, mi fa stare male non averti
E mi fa impazzire che tu
Pensi già che sia finita

[Bridge]
E quando cado, do la colpa a te
Non è colpa tua, lo so
Ma è comunque così che mi sento
Gioco da solo a un gioco per due
Non sei il nemico finale, ma riesci comunque a farmi perdere

[Ritornello]
Avevamo qualcosa di speciale, mi fa stare male non averti
E mi fa impazzire che tu
Pensi già che sia finita
Avevamo qualcosa di speciale, mi fa stare male
Non averti
E mi fa impazzire che tu
Pensi già che sia finita

[Outro]
Mi fa impazzire che tu
Mi fa impazzire che tu
Avevamo qualcosa di speciale, mi fa stare male
Avevamo qualcosa di speciale e ora sono a pezzi