martedì 30 giugno 2026

Il crepuscolo del nord

 

un disegno fatto con l'AI attinente ad una massima (aforisma) di alcuni miei scritti sparsi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un aforisma di un libro Work in Progress 

 

"Il crepuscolo che dura anche dopo la mezzanotte nei paesi nordici è sempre qualcosa di affascinante... Per noi è straordinario, ma per i nativi è sicuramente qualcosa di naturale e inconscio. Ho provato a delineare un risvolto caratteriale tra gli abitanti del nord e quelli del sud proprio in base a questo, e penso che i nordici riescano a vivere, malgrado tutto, pensando che un giorno d'estate sia troppo lungo per non poter vivere almeno un momento di spensieratezza, e che un giorno d'inverno sia troppo breve per affannarsi a trovare un momento propizio. In sostanza, questo abisso nel percepire il tempo li porta a svolgere una vita fin troppo precisa rispetto a quella che può vivere un abitante appena sopra i tropici."

L’Apocalisse del Venezuela: Il dramma del sisma di Yaracuy tra miracoli, geopolitica dell'aiuto e la svolta tecnologica

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 24 giugno 2026 rimarrà impresso nella storia del Venezuela come il giorno in cui la terra ha tremato con una violenza inaudita, squarciando un Paese già profondamente stremato da anni di crisi economica e sociale. Due scosse consecutive, violentissime, di magnitudo 7.2 e 7.5 della scala Richter, hanno avuto come epicentro la zona di El Guayabo, nei pressi di San Felipe, nello stato di Yaracuy. Si tratta dei sismi più forti che abbiano colpito la nazione in oltre un secolo.

Ad oggi, il bilancio ufficiale parla di oltre 1.700 morti, ma la vera cifra della catastrofe è racchiusa in un numero spaventoso: gli oltre 50.000 dispersi. Una statistica che fa temere un bilancio finale di vittime immenso, mentre la NASA stima che gli edifici distrutti o gravemente danneggiati siano quasi 60.000.

 

Il dramma umanitario e il simbolo di Los Silos

Il Venezuela colpito dal sisma è una nazione strutturalmente fragile. Per comprendere la drammaticità e la precarietà dei soccorsi basta guardare a quanto sta accadendo nello stato di La Guaira, una delle aree più martoriate.

A Los Silos, un ex deposito di grano alto 35 metri è stato tragicamente riconvertito in un obitorio temporaneo. Al suo interno sono state ammassate centinaia di bare; fuori, in una scena straziante e priva di alternative, si accalcano le famiglie nel disperato tentativo di riconoscere i propri cari tra i corpi recuperati.

Nonostante siano passati sei giorni dal disastro, nelle ultime ore si assiste ancora a piccoli miracoli: i soccorritori continuano a estrarre persone vive dalle macerie. Ma il tempo stringe e l'orologio gioca contro i sopravvissuti. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha già lanciato l'allarme: il rischio di epidemie tra la popolazione sfollata e priva di acqua potabile è altissimo. A peggiorare la situazione, nelle ultime ore sono sorti forti malumori in molte comunità venezuelane, dove si denuncia un accesso fortemente limitato e iniquo agli aiuti umanitari.

 

Geopolitica del soccorso: L'ombra degli USA e il fantasma del 1999

Il terremoto si inserisce in un contesto politico già incandescente. Dopo il sequestro del presidente venezuelano da parte degli Stati Uniti a gennaio di quest'anno, Washington – che ha da tempo messo le mani sul petrolio e sugli investimenti nel Paese – si è subito candidata come uno dei principali "paesi benefattori" per la ricostruzione.

La vicepresidente Delcy Rodríguez ha espresso profonda gratitudine verso gli Stati Uniti per «questo gesto di amicizia e cooperazione». Tuttavia, l'intervento americano ha sollevato forti allarmi internazionali: il timore è che gli aiuti si traducano in un maggiore controllo politico e in uno strumento di legittimazione della tutela imperiale di Washington sul territorio venezuelano.

Il pensiero di molti analisti corre inevitabilmente al 1999, quando una serie di catastrofiche frane nello stato di Vargas provocò migliaia di morti. In quel frangente, l'allora presidente Hugo Chávez rifiutò categoricamente una parte degli aiuti offerti dagli USA, proprio per evitare l'ingerenza e la presenza di militari statunitensi sul suolo nazionale. Oggi, la storia sembra invertire la rotta, ma i dubbi sulla reale disinteressatezza degli aiuti rimangono identici.

 

Perchè si muore ancora: Il problema dell'edilizia in Venezuela

Il Venezuela è un Paese a rischio sismico medio-alto, sebbene non ai livelli estremi di Giappone, Cile, Messico, Turchia o Indonesia. Il vero problema non è l'assenza di norme antisismiche sulla carta, ma la loro mancata applicazione, causata da una tempesta perfetta di fattori:

  • Crisi economica: La depressione finanziaria degli ultimi anni ha azzerato gli investimenti pubblici e privati nelle costruzioni sicure e nella manutenzione degli edifici.

  • Edilizia informale: Nelle periferie delle grandi città, in particolare a Caracas, intere baraccopoli e quartieri sono sorti senza alcun progetto ingegneristico, totalmente al di fuori degli standard di sicurezza.

  • Controlli limitati: Le verifiche statali durante la costruzione sono insufficienti o inesistenti, specie nell'edilizia privata e informale.

  • Patrimonio edilizio obsoleto: Moltissimi complessi urbani risalgono a decenni fa e non sono mai stati sottoposti a interventi di adeguamento sismico.

     

La tecnologia che salva la vita

In mezzo a tanta distruzione, una nota di speranza e di incredibile innovazione arriva dalla tecnologia mobile. Il Venezuela non dispone di un sistema nazionale di allerta precoce dei terremoti (EEW), ma i cittadini hanno potuto fare affidamento sul sistema Android Earthquake Alerts di Google.

Questa tecnologia si basa sul crowdsourcing: utilizza gli accelerometri presenti all'interno di miliardi di smartphone come mini-sismografi. Quando migliaia di telefoni in una zona rilevano contemporaneamente la vibrazione d'onda primaria (l'onda P, più veloce ma meno distruttiva), il sistema calcola istantaneamente l'epicentro e invia una notifica push immediata agli utenti nelle aree circostanti prima che arrivi l'onda secondaria S (quella che fa crollare gli edifici). Dal suo lancio nel 2020, il sistema è passato dall'allertare 250 milioni di persone a oltre 2,5 miliardi oggi, coprendo circa 60 terremoti al mese nel mondo.

È una tecnologia che in Italia non è ancora attiva, nonostante il nostro Paese sia inserito dall'USGS (l'Istituto Geologico Statunitense) tra le nazioni dotate di sistemi di allerta precoce istituzionali (come la rete sperimentale in fase di studio o i sistemi di protezione civile).

Le testimonianze dal Venezuela dimostrano che pochi secondi fanno la differenza tra la vita e la morte. Pericles Sanchez, uno scrittore di 39 anni residente a Caracas, ha raccontato ai media internazionali di aver ricevuto l'allarme sul suo telefono Android pochi minuti prima che l'onda d'urto investisse la sua casa:

"Siamo riusciti a correre fuori in tempo. Abbiamo iniziato a sentire il terremoto solo quando eravamo già in strada."

Mentre la sua casa è rimasta intatta, per migliaia di altri venezuelani non è andata così. Il Venezuela oggi scava tra le macerie, diviso tra il dolore dei sopravvissuti e le trame della geopolitica internazionale.

Foto di Campitello di Sepino (Giugno 2026)

 

una parte del pianoro della località montana di Campitelo di Sepino (Molise)
una parte del pianoro

alcuni cavalli mentre pascolano sull'erba del pianoro di Campitello di Sepino durante un pomeriggio estivo di Giugno
alcuni cavalli al pascolo...

 

Campitello Matese è probabilmente la località montana più conosciuta del Molise, perché ospita da decenni gli impianti sciistici e perché la sua vetta è la più alta della regione (nonché una delle più alte dell'Appennino meridionale).

Campitello di Sepino, invece, è poco conosciuto. Nonostante ciò, offre diverse cose da vedere, anche se le strutture e i servizi sono davvero ridotti all'osso.

Superato il paese di Sepino bisogna continuare a salire lungo la montagna finché, sulla destra, non si incontra un cartello che indica il Rifugio del Massaro. Anche qui la stranezza è evidente, perché la località non viene menzionata in alcun modo né segnalata con appositi cartelli.

Dopo alcuni chilometri di strada sterrata e piuttosto sconnessa si raggiunge il pianoro. La caratteristica più affascinante del luogo è rappresentata dai fitti boschi che si estendono su entrambi i lati. Il pianoro offre spazio a sufficienza per sostare con l'auto o con il camper. Sul prato sono presenti anche alcuni barbecue prefabbricati in cemento, ideali per cuocere carne e altri alimenti durante un picnic, mentre ai margini del bosco si trovano diverse panchine all'ombra.

Da circa un anno è stato realizzato anche uno zip park, un percorso avventura tra gli alberi che permette di praticare attività come arrampicate e percorsi sospesi. Naturalmente l'accesso è a pagamento e i biglietti possono essere acquistati presso la biglietteria situata proprio all'ingresso del bosco.

Ritengo che questo parco sia stato inaugurato nel giugno 2025, perché mi trovavo in questa zona nel maggio dello stesso anno e non vidi né cartelli né indicazioni che ne annunciassero la presenza.

Si tratta sicuramente di una buona iniziativa, che spero possa contribuire a valorizzare un'area ancora molto sottovalutata e probabilmente poco frequentata, anche a causa della strada di accesso, che non è particolarmente agevole.

Il confronto con Campitello Matese, naturalmente, è difficile da sostenere. A Campitello di Sepino è presente un'unica struttura, il Rifugio del Massaro, che, pur essendo attivo da molti anni, svolge semplicemente la funzione di punto di ristoro.

In compenso, il paesaggio, il silenzio e la tranquillità della natura rendono questo luogo davvero speciale.

martedì 23 giugno 2026

Four Ever

 


 

Ci sono momenti in cui mi chiedo se davvero non mi accorga del tempo che passa, oppure se sia il contrario: forse è proprio il fatto di non voler accettare il suo scorrere a farmi vivere con leggerezza, quasi con spensieratezza. Come se ignorare il tempo fosse un modo per sottrarmi alle sue regole, per continuare a guardare avanti senza fermarmi troppo a contare gli anni, i cambiamenti, le occasioni che si trasformano in ricordi.

Poi, ogni tanto, mi capita di voltarmi indietro. Riguardo il passato e ho la sensazione di aver attraversato lunghi tratti della mia vita senza accettare davvero che il tempo stesse scorrendo. Eventi che mi sembrano vicini appartengono ormai a stagioni lontane; persone che immaginavo sempre presenti hanno preso strade diverse; luoghi che consideravo immutabili sono cambiati senza chiedere il permesso alla memoria.

Eppure non sempre questo pensiero mi rattrista. Ci sono giorni in cui capisco che la forza dello spirito, e soprattutto quella del corpo, non ci sono state date per trasformarci in guerrieri invincibili. Forse servono a qualcosa di più semplice e allo stesso tempo più difficile: affrontare la vita con presenza. Sapere che il tempo è limitato non dovrebbe paralizzarci, ma ricordarci che ogni giorno possiede un valore che spesso scopriamo soltanto quando è già passato.

Ogni ora contiene possibilità che non torneranno identiche. Ogni minuto può diventare un incontro, una scelta, un errore da cui imparare o un ricordo da custodire. Non si tratta di vivere con l'ossessione di sfruttare ogni istante, ma di riconoscere che il tempo non è soltanto ciò che perdiamo: è anche ciò che ci viene continuamente affidato.

Forse il segreto sta nel trovare un equilibrio tra queste due consapevolezze. Da una parte la capacità di essere leggeri, di dimenticare l'orologio e lasciarsi sorprendere dalla vita; dall'altra il coraggio di accettare che nulla rimane fermo e che proprio per questo ogni momento acquista significato.

Perché il tempo passa comunque. La differenza è se lo lasciamo passare distrattamente o se impariamo, almeno qualche volta, ad accompagnarlo con uno sguardo più consapevole.

4 decaduto

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tre linee erette a terra, dritte e fiere,
segnano il confine di ciò che puoi vedere.
Tre come i giorni, i padri, la certezza,
ma l'occhio umano teme la lunghezza:
oltre i tre segni la mente si confonde,
quattro bastoni son troppi sulle sponde.
I Romani fermarono la mano al terzo tratto,
perché il colpo d'occhio esige il suo riscatto:
oltre il tre l'errore è dietro l'angolo che attende,
la simmetria si perde e il calcolo si arrende.

E allora il Quattro nasce dall'inganno,
due simboli specchio di ciò che poi saranno:
una linea che anticipa il futuro,
poggiata al Cinque come a un solido muro.
Non ha una forma sua, non ha identità,
vive nell’ombra di ciò che accadrà.

E il 4 decade, crolla e si disfa,
scomposto e riflesso dentro a un prisma.
Il 4 decade, si spezza e svanisce,
tra il 3 e il 5 la sua ombra finisce.
Non c'è materia, non c'è sostanza,
solo due opposti che ballano a distanza.


Inseguire il tempo è un gioco disperato,
un brivido corto sul palmo del passato.
La vita è volatile, un soffio di vapore,
capire le ore ti ruba solo il cuore.
Perché contare i granelli nella fretta,
se la clessidra la fine già aspetta?
Forse la Trinità si spiega in questo schema,
risolvendo l’enigma dell'antico problema:
tre entità distinte, tre numeri sovrani,
separati da due spazi, come i segni romani.
È lo spazio nel mezzo che crea l'unione,
il vuoto invisibile che dà la spiegazione.

Ma il tempo stringe e la struttura cede,
mentre l'universo osserva e non crede.
Il Quattro scivola via dal suo gradino,
lasciando che il Cinque compia il suo destino.
La stabilità del blocco si consuma,
e il numero decade, svanendo nella nebbia.

Ritornello
E il 4 decade, crolla e si disfa,
scomposto e riflesso dentro a un prisma.
Il 4 decade, si spezza e svanisce,
tra il 3 e il 5 la sua ombra finisce.
Non c'è materia, non c'è sostanza,
solo due opposti che ballano a distanza.

Tommaso Paradiso - Agitare Coca Cola (singolo giugno 2026)

 

cover del singolo Agitare Coca Cola

 

La precedente canzone, I Romantici, presentata a Sanremo 2026, non mi aveva colpito particolarmente, nonostante Tommaso Paradiso abbia sempre realizzato brani che ho apprezzato molto.

Questa, invece, mi piace davvero tanto... è proprio il caso di dire che è una canzone "gasante"! 😄

 

Agitare Coca Cola narra di quegli incontri inattesi che irrompono nella quotidianità e, nel giro di pochissimo tempo, finiscono per monopolizzare pensieri ed emozioni. Nella nota diffusa in occasione della pubblicazione, il brano viene presentato come la storia di una passione estiva vivace, travolgente e imprevedibile, destinata però a esaurirsi con la stessa rapidità con cui è nata.

Le parole della canzone sono ricche di riferimenti alla vita di tutti i giorni: dalle serate passate davanti alle partite di Champions League ai contenuti promossi sui social, passando per le foto custodite nello smartphone. Il racconto restituisce anche quella miscela di entusiasmo, impulsività e adrenalina che spesso accompagna gli amori più intensi e le scelte fatte d'istinto.

 

Il brano è stato pubblicato il 19 giugno 2026 come secondo estratto dalla riedizione del terzo album in studio Casa Paradiso.
E' stato scritto dal cantautore Davide Petrella, in arte Tropico, è prodotto Davide Simonetta, in arte d.whale.


TESTO

Ma che ti frega
ma che ti fa
se qualche volta sbagli
quelli del meteo, quelli delle ferrovie
lo fanno tutti i giorni
quest’anno si fa il bagno
una portaerei
la solita compagnia
ma tu he fine hai fatto
è un po’ che mi manchi col botto
e allora, e allora
mandami una foto se ti va
di quelle che mi spaccano il telefono
e che mi mettono nei guai
quando te ne vai
rimango così
sì quando te ne vai
fare i film
che tu ti fai
non muoiono mai
perché ti piace tutto sottosopra
agitare coca cola
te ne vai
perché sei fatta così
rifammi fare quel film
che tanto muoiono lì
perché ti piace tutto sottosopra
agitare coca cola
te ne vai
Pazza come il coro di una notte di campioni
e ascoltare e farmi fregare dalle sponsorizzate
e allora, e allora
mandami una foto se ti va
di quelle che mi spaccano il telefono
e che mi mettono nei guai
quando te ne vai
rimango così
sì quando te ne vai
fare i film
che tu ti fai
non muoiono mai
perché ti piace tutto sottosopra
agitare coca cola
te ne vai
perché sei fatta così
rifammi fare quel film
che tanto muoiono lì
perché ti piace tutto sottosopra
agitare coca cola
te ne vai
perché ti piace tutto sottosopra
agitare coca cola
te ne vai
perché sei fatta così
rifammi fare quel film
che tanto muoiono lì
perché ti piace tutto sottosopra
agitare coca cola
te ne vai

lunedì 22 giugno 2026

Striscia Peanuts 22 Giu '26 - volare troppo alto

 

 

A volte non è la caduta a spaventarci davvero, ma l'altezza che potremmo raggiungere. Restiamo nella nostra zona di comfort perché ciò che conosciamo ci sembra più sicuro, anche quando limita le nostre possibilità. Eppure crescere significa anche accettare un po' di vertigine: il timore di volare troppo in alto è naturale, ma spesso è proprio oltre quella paura che si trovano le esperienze più importanti e le soddisfazioni più grandi. Non lasciare che il timore di fallire ti impedisca di scoprire fin dove puoi arrivare.

giovedì 21 maggio 2026

Campi Flegrei, la terra trema ancora: la scossa di magnitudo 4.4 riaccende la paura di Napoli


Alle 5:50 di questa mattina una forte scossa di terremoto di magnitudo 4.4 ha colpito l’area dei Campi Flegrei, svegliando bruscamente migliaia di persone tra Pozzuoli, Bacoli e gran parte della città di Napoli. Il sisma, localizzato nel Golfo di Pozzuoli a circa 3 chilometri di profondità, è stato avvertito distintamente in quasi tutti i quartieri del capoluogo campano, fino alle isole del Golfo.

Per molti cittadini è stato un risveglio fatto di paura, corse in strada, lampadari oscillanti e muri che tremavano. Fortunatamente, anche questa volta non si registrano vittime o danni catastrofici, ma solo crolli di cornicioni, intonaci e piccoli cedimenti strutturali. Eppure il punto centrale non è tanto ciò che è successo oggi, quanto ciò che sta accadendo ormai da anni.



Una sequenza infinita di scosse che inquieta la popolazione

Negli ultimi anni l’area flegrea è entrata in una fase di intensa attività sismica. Sciami di terremoti sempre più frequenti stanno diventando quasi una normalità per chi vive tra Pozzuoli, Bacoli, Quarto e i quartieri occidentali di Napoli. La scossa di oggi è stata una delle più forti registrate negli ultimi tempi e si aggiunge a una lunga serie di eventi che stanno trasformando l’ansia in una preoccupazione costante.

Gli esperti invitano alla prudenza e spiegano che, allo stato attuale, non ci sono segnali certi di un’eruzione imminente. Tuttavia il timore collettivo cresce perché il territorio dei Campi Flegrei non è un’area vulcanica qualunque: si tratta di una gigantesca caldera attiva, una delle più pericolose e monitorate al mondo.

Il problema più grande è la densità abitativa. Milioni di persone vivono in un territorio fragile, urbanizzato in maniera intensa nel corso dei decenni. Interi quartieri sorgono in aree considerate ad alto rischio vulcanico e sismico. E poco distante incombe anche il Vesuvio, altro gigante silenzioso che domina il Golfo di Napoli.

Pensare a uno scenario peggiore significa inevitabilmente interrogarsi sulla capacità di evacuazione, sulla sicurezza degli edifici e sulla reale preparazione della popolazione. La sensazione diffusa è che il territorio stia mandando segnali sempre più evidenti.



Il fenomeno del bradisismo: il suolo che si alza lentamente

Alla base di questi terremoti c’è soprattutto il fenomeno del bradisismo, caratteristico dei Campi Flegrei. Si tratta di un lento movimento del suolo che può alzarsi o abbassarsi nel corso del tempo a causa della pressione dei gas e dei fluidi presenti nel sottosuolo.

Negli ultimi anni il terreno dell’area flegrea si è progressivamente sollevato di diversi centimetri, segnale che nel sottosuolo qualcosa si sta muovendo. Questo innalzamento genera tensioni nelle rocce che, a loro volta, provocano le continue scosse di terremoto.

In pratica, il terreno si deforma lentamente fino a quando la pressione accumulata non viene scaricata attraverso eventi sismici. È proprio questo meccanismo a spiegare perché l’area sia soggetta a sciami sismici continui.

Il bradisismo non è una novità nella storia dei Campi Flegrei. Negli anni ’70 e ’80 il fenomeno provocò importanti crisi sismiche che portarono persino all’evacuazione di parte della popolazione di Pozzuoli. Oggi, però, la situazione appare ancora più delicata perché il territorio è molto più urbanizzato rispetto ad allora.



Geyser, fumarole e gas: il respiro del supervulcano

Uno degli aspetti più impressionanti dei Campi Flegrei è la presenza di fumarole, emissioni di gas bollenti e fenomeni geotermici che testimoniano l’enorme energia presente sotto la superficie.

Nell’area della Solfatara e di Pisciarelli il terreno “respira” continuamente. Dai geyser naturali e dalle fumarole fuoriescono vapore acqueo, anidride carbonica e gas sulfurei ad altissime temperature. In alcuni punti il fango ribolle e il suolo raggiunge temperature elevatissime.

Questi fenomeni non sono semplici curiosità naturali: rappresentano il segnale evidente di un sistema vulcanico ancora vivo e attivo. L’aumento della pressione dei gas nel sottosuolo è strettamente collegato sia al bradisismo sia all’incremento della sismicità.

Quando i fluidi magmatici risalgono verso la superficie, infatti, aumentano la pressione nelle rocce e favoriscono la formazione di terremoti. È per questo che i ricercatori monitorano costantemente temperatura dei gas, deformazioni del suolo e attività sismica.



Napoli vive sospesa tra normalità e paura

La verità è che chi vive in Campania convive ormai con una sensazione difficile da ignorare. Ogni nuova scossa riporta alla mente il rischio di un evento più grave. E se da un lato gli scienziati invitano a non creare allarmismi, dall’altro è impossibile non interrogarsi sul futuro di un territorio tanto fragile quanto densamente popolato.

Napoli continua la sua vita quotidiana, i treni ripartono, le scuole riaprono e le persone tornano al lavoro. Ma sotto quella apparente normalità la terra continua a muoversi.

Ed è proprio questo l’aspetto più inquietante: non la singola scossa, ma la continuità del fenomeno. Perché quando un territorio trema senza sosta per anni, la paura smette di essere solo un’emozione momentanea e diventa una presenza costante nella vita di chi ci abita.

La speranza è che tutto resti confinato a questa lunga fase di attività sismica senza evoluzioni più gravi. Ma i Campi Flegrei ricordano ogni giorno che sotto Napoli esiste una forza enorme, imprevedibile e ancora lontana dall’essere completamente compresa.