Noemi fa sempre canzoni discrete, un bella cantante con una voce lievemente graffiante che fanno sembrare le sue canzoni un perfetto mix tra pop e rock.
Questa canzone in particolare parla delle relazioni, e del nome Bianca con cui pretende di essere chiamata la protagonista del testo della canzone. Un nome che ispira molto di aria invernale.
Il brano, pubblicato il 21 novembre 2025, scritto da Riccardo Zanotti, è prodotto da Emanuele Cotto, in arte Etta Matters o più semplicemente Etta, e Marco Paganelli, in arte Paga. Promozione
Il brano è stato eseguito in anteprima dalla stessa cantante il 17 novembre 2025 a Firenze nel corso della sua tournée, Nostalgia Indoor tour.
TESTO
Sono tutti bravi così Sì, con il senno di poi Sono tutti bravi a indovinare, a immaginare, a migliorare Tutti tranne che noi Ma che testa dura che hai Forse troppo schematica Piena di matematica Ma mi chiedo se poi ci sia Ancora spazio per un po' di poesia Ma ci vorrebbe un perché In quest'ultima notte io e te Con un filo di luce in un bar, a bassa voce Ti dirò il mio nome e tu Chiamami Bianca Sì, Bianca solo per te Mentre ballo mi verso un rosé È già tardi, ma tu non vai via Un po' per gioco, per malinconia Puoi chiamarmi Bianca, Bianca come una bugia Sono tutti bravi così Sì, con il senno di poi Bravi a bruciare relazioni, fare errori, stare soli Tant'è colpa di Freud Vorrei sapere che fai Se guardi ancora i programmi trash, se canti i Clash Se quando parti per il weekend Ripensi a me, che nostalgia Non c'è più spazio per un po' di poesia Ma ci vorrebbe un perché In quest'ultima notte io e te Con un filo di luce in un bar, a bassa voce Ti dirò il mio nome e tu Chiamami Bianca Sì, Bianca solo per te Mentre ballo mi verso un rosé È già tardi, ma tu non vai via Un po' per gioco, per malinconia Puoi chiamarmi Bianca, Bianca come una bugia Bianca come le notti dei romanzi russi Bianca come la neve nei locali giusti È il nome falso più vero di tutti Bianca solo per te Ma ci vorrebbe un perché In quest'ultima notte io e te Con un filo di luce in un bar, a bassa voce Ti dirò il mio nome e tu Chiamami Bianca Sì, Bianca solo per te Mentre ballo mi verso un rosé È già tardi, ma tu non vai via Un po' per gioco, per malinconia Puoi chiamarmi Bianca, Bianca come una bugia
La frenesia del nuovo anno ha mani troppo veloci, capaci di spezzare il respiro anche agli angeli più lucenti, proprio mentre il disegno divino sembra ancora incompiuto.
È surreale guardare le fiamme alzarsi per errore nel paese dalla croce bianca su fondo rosso, dove il tempo batte regolare come un metronomo astronomico, e la vita pare distante dal rumore del mondo.
Lì, dove i giorni scorrono ordinati, lontani da guerre, drammi e corruzioni, un incendio ruba presenze di troppo, inermi, inermi come stelle spente prima dell’alba.
E il mondo continua, con un’inerzia disarmante, mentre le fiamme— che dovrebbero ardere solo dove la sete di sangue comanda— divorano invece ciò che non aveva colpa, né guerra da combattere.
La ciclicità di ogni anno si ripete, certo, sempre diversa. Ma, se non altro, le speranze e gli auspici per il futuro probabilmente sono sempre gli stessi, seppur con intensità e priorità diverse. È paradossale, a volte, pensare a come l’alba venga percepita come qualcosa di romantico quando, in realtà, rappresenta l’attesa di un futuro colmo di speranze. Cosa dovrebbe avere di romantico la speranza? Probabilmente il futuro è legato indissolubilmente al sogno, e il sogno è a sua volta collegato alla romanticità, intesa come amore verso sé stessi e/o verso gli altri. Un passaggio di seconda mano non proprio banale, ma che evidenzia un mondo sorretto dall’unica certezza: il sole sorgerà un’altra volta, con o senza i nostri occhi.