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martedì 23 giugno 2026

4 decaduto

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tre linee erette a terra, dritte e fiere,
segnano il confine di ciò che puoi vedere.
Tre come i giorni, i padri, la certezza,
ma l'occhio umano teme la lunghezza:
oltre i tre segni la mente si confonde,
quattro bastoni son troppi sulle sponde.
I Romani fermarono la mano al terzo tratto,
perché il colpo d'occhio esige il suo riscatto:
oltre il tre l'errore è dietro l'angolo che attende,
la simmetria si perde e il calcolo si arrende.

E allora il Quattro nasce dall'inganno,
due simboli specchio di ciò che poi saranno:
una linea che anticipa il futuro,
poggiata al Cinque come a un solido muro.
Non ha una forma sua, non ha identità,
vive nell’ombra di ciò che accadrà.

E il 4 decade, crolla e si disfa,
scomposto e riflesso dentro a un prisma.
Il 4 decade, si spezza e svanisce,
tra il 3 e il 5 la sua ombra finisce.
Non c'è materia, non c'è sostanza,
solo due opposti che ballano a distanza.


Inseguire il tempo è un gioco disperato,
un brivido corto sul palmo del passato.
La vita è volatile, un soffio di vapore,
capire le ore ti ruba solo il cuore.
Perché contare i granelli nella fretta,
se la clessidra la fine già aspetta?
Forse la Trinità si spiega in questo schema,
risolvendo l’enigma dell'antico problema:
tre entità distinte, tre numeri sovrani,
separati da due spazi, come i segni romani.
È lo spazio nel mezzo che crea l'unione,
il vuoto invisibile che dà la spiegazione.

Ma il tempo stringe e la struttura cede,
mentre l'universo osserva e non crede.
Il Quattro scivola via dal suo gradino,
lasciando che il Cinque compia il suo destino.
La stabilità del blocco si consuma,
e il numero decade, svanendo nella nebbia.

Ritornello
E il 4 decade, crolla e si disfa,
scomposto e riflesso dentro a un prisma.
Il 4 decade, si spezza e svanisce,
tra il 3 e il 5 la sua ombra finisce.
Non c'è materia, non c'è sostanza,
solo due opposti che ballano a distanza.

domenica 4 gennaio 2026

🇨🇭 un post dedicato alla memoria delle vittime nell'icendio di capodanno a Cras Montana

 

immagine creata con l'intelligenza artificiale per il post sulle vittime nell'incendio di Capodanno a Cras Montana
immagine AI by G.R. x le vittime di Cras Montana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La frenesia del nuovo anno
ha mani troppo veloci,
capaci di spezzare il respiro
anche agli angeli più lucenti,
proprio mentre il disegno divino
sembra ancora incompiuto.

È surreale guardare le fiamme
alzarsi per errore
nel paese dalla croce bianca su fondo rosso,
dove il tempo batte regolare
come un metronomo astronomico,
e la vita pare distante
dal rumore del mondo.

Lì, dove i giorni scorrono ordinati,
lontani da guerre, drammi e corruzioni,
un incendio ruba presenze di troppo,
inermi,
inermi come stelle spente prima dell’alba.

E il mondo continua,
con un’inerzia disarmante,
mentre le fiamme—
che dovrebbero ardere solo
dove la sete di sangue comanda—
divorano invece ciò che non aveva colpa,
né guerra da combattere.

l'alba del nuovo anno (2026)

 

immagine creata con l'intelligenza artificiale che rappresenta un alba tra la città e un insegna luminosa che indica il nuovo anno: il 2026
immagine AI x il nuovo anno (2026) © Gabriele Romano


La ciclicità di ogni anno si ripete, certo, sempre diversa. Ma, se non altro, le speranze e gli auspici per il futuro probabilmente sono sempre gli stessi, seppur con intensità e priorità diverse.
È paradossale, a volte, pensare a come l’alba venga percepita come qualcosa di romantico quando, in realtà, rappresenta l’attesa di un futuro colmo di speranze. Cosa dovrebbe avere di romantico la speranza?
Probabilmente il futuro è legato indissolubilmente al sogno, e il sogno è a sua volta collegato alla romanticità, intesa come amore verso sé stessi e/o verso gli altri. Un passaggio di seconda mano non proprio banale, ma che evidenzia un mondo sorretto dall’unica certezza: il sole sorgerà un’altra volta, con o senza i nostri occhi.

lunedì 18 dicembre 2023