A Monza dormivano i tricolori,
coperti di polvere e di silenzio,
ragnatele tese tra le vecchie bandiere,
come ricordi di un tempo ormai lontano,
quando mani italiane stringevano il volante
e il rombo di un motore sapeva ancora di vittoria.
Per anni l’Autodromo ha custodito la memoria,
aspettando che qualcuno tornasse
a scrivere il proprio nome sull’asfalto.
E quando sembrava che il tempo avesse spento
ogni speranza,
la storia ha deciso di ricominciare.
Dall’ultimo posto,
quando davanti c’era soltanto la fuga degli altri,
un ragazzo ha cominciato la sua rincorsa.
Giro dopo giro, curva dopo curva,
ha trasformato la distanza in coraggio,
il destino in velocità,
l’impossibile in una bandiera a scacchi.
Antonelli, giovane figlio della terra italiana,
ha rimesso in moto una memoria dimenticata:
quella di un pilota di casa
capace di far tremare Monza
e di restituire al tricolore
il posto che gli spettava.
E ora guardano tutti,
anche le scuderie più medagliate,
perché dietro quel volto ancora giovane
si intravede qualcosa che fa paura:
una promessa capace di diventare leggenda.
E forse, nel silenzio di Maranello,
c’è già chi teme il giorno
in cui quel ragazzo potrebbe non vestirsi mai di rosso,
non varcare mai i cancelli del Cavallino,
non entrare mai in quel box
che da troppo tempo aspetta
di tornare a chiamarsi vincente.
Perché il timore, stavolta,
non è che Antonelli possa diventare grande altrove.
È che possa diventare grandissimo
senza mai passare da Maranello.
E allora il tempo stringe,
perché le promesse più luminose
non aspettano per sempre.
E un talento così,
quando comincia a riscrivere la storia,
potrebbe finire per scegliere
da solo dove scrivere il prossimo capitolo.
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