martedì 23 giugno 2026

Four Ever

 


 

Ci sono momenti in cui mi chiedo se davvero non mi accorga del tempo che passa, oppure se sia il contrario: forse è proprio il fatto di non voler accettare il suo scorrere a farmi vivere con leggerezza, quasi con spensieratezza. Come se ignorare il tempo fosse un modo per sottrarmi alle sue regole, per continuare a guardare avanti senza fermarmi troppo a contare gli anni, i cambiamenti, le occasioni che si trasformano in ricordi.

Poi, ogni tanto, mi capita di voltarmi indietro. Riguardo il passato e ho la sensazione di aver attraversato lunghi tratti della mia vita senza accettare davvero che il tempo stesse scorrendo. Eventi che mi sembrano vicini appartengono ormai a stagioni lontane; persone che immaginavo sempre presenti hanno preso strade diverse; luoghi che consideravo immutabili sono cambiati senza chiedere il permesso alla memoria.

Eppure non sempre questo pensiero mi rattrista. Ci sono giorni in cui capisco che la forza dello spirito, e soprattutto quella del corpo, non ci sono state date per trasformarci in guerrieri invincibili. Forse servono a qualcosa di più semplice e allo stesso tempo più difficile: affrontare la vita con presenza. Sapere che il tempo è limitato non dovrebbe paralizzarci, ma ricordarci che ogni giorno possiede un valore che spesso scopriamo soltanto quando è già passato.

Ogni ora contiene possibilità che non torneranno identiche. Ogni minuto può diventare un incontro, una scelta, un errore da cui imparare o un ricordo da custodire. Non si tratta di vivere con l'ossessione di sfruttare ogni istante, ma di riconoscere che il tempo non è soltanto ciò che perdiamo: è anche ciò che ci viene continuamente affidato.

Forse il segreto sta nel trovare un equilibrio tra queste due consapevolezze. Da una parte la capacità di essere leggeri, di dimenticare l'orologio e lasciarsi sorprendere dalla vita; dall'altra il coraggio di accettare che nulla rimane fermo e che proprio per questo ogni momento acquista significato.

Perché il tempo passa comunque. La differenza è se lo lasciamo passare distrattamente o se impariamo, almeno qualche volta, ad accompagnarlo con uno sguardo più consapevole.

4 decaduto

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tre linee erette a terra, dritte e fiere,
segnano il confine di ciò che puoi vedere.
Tre come i giorni, i padri, la certezza,
ma l'occhio umano teme la lunghezza:
oltre i tre segni la mente si confonde,
quattro bastoni son troppi sulle sponde.
I Romani fermarono la mano al terzo tratto,
perché il colpo d'occhio esige il suo riscatto:
oltre il tre l'errore è dietro l'angolo che attende,
la simmetria si perde e il calcolo si arrende.

E allora il Quattro nasce dall'inganno,
due simboli specchio di ciò che poi saranno:
una linea che anticipa il futuro,
poggiata al Cinque come a un solido muro.
Non ha una forma sua, non ha identità,
vive nell’ombra di ciò che accadrà.

E il 4 decade, crolla e si disfa,
scomposto e riflesso dentro a un prisma.
Il 4 decade, si spezza e svanisce,
tra il 3 e il 5 la sua ombra finisce.
Non c'è materia, non c'è sostanza,
solo due opposti che ballano a distanza.


Inseguire il tempo è un gioco disperato,
un brivido corto sul palmo del passato.
La vita è volatile, un soffio di vapore,
capire le ore ti ruba solo il cuore.
Perché contare i granelli nella fretta,
se la clessidra la fine già aspetta?
Forse la Trinità si spiega in questo schema,
risolvendo l’enigma dell'antico problema:
tre entità distinte, tre numeri sovrani,
separati da due spazi, come i segni romani.
È lo spazio nel mezzo che crea l'unione,
il vuoto invisibile che dà la spiegazione.

Ma il tempo stringe e la struttura cede,
mentre l'universo osserva e non crede.
Il Quattro scivola via dal suo gradino,
lasciando che il Cinque compia il suo destino.
La stabilità del blocco si consuma,
e il numero decade, svanendo nella nebbia.

Ritornello
E il 4 decade, crolla e si disfa,
scomposto e riflesso dentro a un prisma.
Il 4 decade, si spezza e svanisce,
tra il 3 e il 5 la sua ombra finisce.
Non c'è materia, non c'è sostanza,
solo due opposti che ballano a distanza.

Tommaso Paradiso - Agitare Coca Cola (singolo giugno 2026)

 

cover del singolo Agitare Coca Cola

 

La precedente canzone, I Romantici, presentata a Sanremo 2026, non mi aveva colpito particolarmente, nonostante Tommaso Paradiso abbia sempre realizzato brani che ho apprezzato molto.

Questa, invece, mi piace davvero tanto... è proprio il caso di dire che è una canzone "gasante"! 😄

 

Agitare Coca Cola narra di quegli incontri inattesi che irrompono nella quotidianità e, nel giro di pochissimo tempo, finiscono per monopolizzare pensieri ed emozioni. Nella nota diffusa in occasione della pubblicazione, il brano viene presentato come la storia di una passione estiva vivace, travolgente e imprevedibile, destinata però a esaurirsi con la stessa rapidità con cui è nata.

Le parole della canzone sono ricche di riferimenti alla vita di tutti i giorni: dalle serate passate davanti alle partite di Champions League ai contenuti promossi sui social, passando per le foto custodite nello smartphone. Il racconto restituisce anche quella miscela di entusiasmo, impulsività e adrenalina che spesso accompagna gli amori più intensi e le scelte fatte d'istinto.

 

Il brano è stato pubblicato il 19 giugno 2026 come secondo estratto dalla riedizione del terzo album in studio Casa Paradiso.
E' stato scritto dal cantautore Davide Petrella, in arte Tropico, è prodotto Davide Simonetta, in arte d.whale.


TESTO

Ma che ti frega
ma che ti fa
se qualche volta sbagli
quelli del meteo, quelli delle ferrovie
lo fanno tutti i giorni
quest’anno si fa il bagno
una portaerei
la solita compagnia
ma tu he fine hai fatto
è un po’ che mi manchi col botto
e allora, e allora
mandami una foto se ti va
di quelle che mi spaccano il telefono
e che mi mettono nei guai
quando te ne vai
rimango così
sì quando te ne vai
fare i film
che tu ti fai
non muoiono mai
perché ti piace tutto sottosopra
agitare coca cola
te ne vai
perché sei fatta così
rifammi fare quel film
che tanto muoiono lì
perché ti piace tutto sottosopra
agitare coca cola
te ne vai
Pazza come il coro di una notte di campioni
e ascoltare e farmi fregare dalle sponsorizzate
e allora, e allora
mandami una foto se ti va
di quelle che mi spaccano il telefono
e che mi mettono nei guai
quando te ne vai
rimango così
sì quando te ne vai
fare i film
che tu ti fai
non muoiono mai
perché ti piace tutto sottosopra
agitare coca cola
te ne vai
perché sei fatta così
rifammi fare quel film
che tanto muoiono lì
perché ti piace tutto sottosopra
agitare coca cola
te ne vai
perché ti piace tutto sottosopra
agitare coca cola
te ne vai
perché sei fatta così
rifammi fare quel film
che tanto muoiono lì
perché ti piace tutto sottosopra
agitare coca cola
te ne vai

lunedì 22 giugno 2026

Striscia Peanuts 22 Giu '26 - volare troppo alto

 

 

A volte non è la caduta a spaventarci davvero, ma l'altezza che potremmo raggiungere. Restiamo nella nostra zona di comfort perché ciò che conosciamo ci sembra più sicuro, anche quando limita le nostre possibilità. Eppure crescere significa anche accettare un po' di vertigine: il timore di volare troppo in alto è naturale, ma spesso è proprio oltre quella paura che si trovano le esperienze più importanti e le soddisfazioni più grandi. Non lasciare che il timore di fallire ti impedisca di scoprire fin dove puoi arrivare.